
La quantificazione del danno psichico e da mobbing: cosa bisogna sapere
Danno psichico e da mobbing: i protocolli medico-legali per la prova del pregiudizio mentale
Danno psichico e da mobbing: come si quantifica
La valutazione e la quantificazione del danno biologico di natura psichica, in particolare nei contesti di mobbing lavorativo o di gravi traumi derivanti da sinistri stradali,
costituiscono una delle operazioni più complesse della medicina legale contemporanea.
A differenza del danno fisico, riscontrabile attraverso esami strumentali oggettivi come radiografie o risonanze,
la menomazione della salute mentale attiene alla sfera immateriale del soggetto e
richiede l’applicazione di rigorosi protocolli scientifici per evitare il rischio di simulazioni o di sovrastime risarcitorie.
Mobbing in particolare
Nel contesto specifico del mobbing, inteso come l’insieme di condotte vessatorie, sistematiche e protratte nel tempo messe in atto dai superiori o dai colleghi per emarginare il lavoratore,
il perito medico-legale deve accertare la sussistenza di tre elementi cardine:
la natura patologica del disturbo, l’intenzionalità persecutoria delle condotte datoriali e il nesso di causalità materiale.
Il disturbo psichico si manifesta frequentemente sotto forma di Disturbo da Stress Post-Traumatico (DSPT),
disturbi dell’adattamento o sindromi ansioso-depressive maggiori,
patologie che determinano una parziale o totale disattivazione delle capacità relazionali, sociali e lavorative del soggetto colpito.
Danno psichico e da mobbing: metodologia per l’accertamento
La metodologia per l’accertamento del danno si articola attraverso un esame clinico multiprofessionale che vede la collaborazione del medico legale con uno specialista in psichiatria e un neuropsicologo.
Il protocollo prevede lo svolgimento di colloqui clinici ripetuti e l’autosomministrazione di batterie di test psicometrici standardizzati a livello internazionale
(come il test MMPI-2, il test di Rorschach o la scala clinica per il disturbo post-traumatico).
Questi strumenti diagnostici consentono non solo di diagnosticare la patologia e misurarne la gravità complessiva,
ma contengono specifiche scale di controllo destinate a rilevare l’eventuale tendenza del soggetto alla simulazione o all’esagerazione dei sintomi per scopi utilitaristici.
Una volta accertata la patologia e blindato il nesso di causa con l’ambiente di lavoro o il trauma da sinistro,
il medico legale procede alla traduzione del danno psichico in punti percentuali di invalidità permanente, utilizzando i barèmes di riferimento ufficiali della medicina legale e delle tabelle dei tribunali.
A questa percentuale di danno biologico intrinseco deve poi essere applicata la personalizzazione del danno da parte del giudice.
Questa voce di risarcimento aggiuntiva serve a indennizzare lo sconvolgimento della vita quotidiana del danneggiato, fornendo la prova tangibile di come la depressione o l’ansia abbiano distrutto la sua vita di relazione, i suoi interessi culturali, la sua sfera sessuale e i suoi legami affettivi familiari.
